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Museo diocesano, l’inchiesta continua: le opere ancora negate al pubblico

L'intervista al professor Lasala che da mesi sta studiando il caso

Il caso è stato rilanciato da Traniviva la scorsa settimana. Ed ora, come promesso ai nostri lettori, si arricchisce di un nuovo importante contributo. A parlare è infatti il professor Michele Lasala, che, sin dallo scorso mese di ottobre, ha iniziato la sua ricerca personale. Lo studioso sta cercando di capire come mai molte opere catalogate nel già citato volume di Benedetto Ronchi, che negli anni scorsi campeggiavano nello stesso museo ed erano fruibili al pubblico, da svariati anni, come da noi segnalato nell'articolo della scorsa settimana, sono finite in un deposito.

Diversi sono stati gli interventi di lettori e cittadini sulla questione, il dibattito è stato giustamente stimolato. Tra opere della Pinacoteca, reliquiari del Settecento ed altre icone, comprese quella sulla vita di San Nicola, si snoda questo percorso alla ricerca delle opere appartenenti al (nascosto) patrimonio artistico tranese. Il professor Lasala entra subito nel merito della questione, soprattutto alla luce degli interventi, "a capofitto", di difesa nei confronti della Fondazione Seca. Una "excusatio non petita", in quanto nessuno intendeva processare per la questione lo stesso ente diretto da Natale Pagano, ma solo cercare spiegazioni su di un caso che pesa sulla Trani cosiddetta città d'arte.

Infatti Lasala inquadra subito la situazione: «Molti forse non hanno ben compreso: il problema non è la Fondazione Seca, ma riguarda il fatto che, da diversi anni, parte del patrimonio che va a costituire il Museo Diocesano, non è fruibile.» Poi il docente va in profondità: «Non sono fruibili le opere del Gliri, così come tutte le altre tele; non si possono vedere i reliquiari lignei di scuola napoletana del XVIII secolo; non si può vedere un bel trittico del maestro Z. T. e molto altro ancora.». Poi chiosa: «La collezione delle macchine da scrivere – da me molto apprezzata in quanto ad unicità e valore- c'entra ben poco in questa vicenda. Pagano ha una magnifica collezione di grande importanza, ma Trani conserva un patrimonio ancora più importante che però è tenuto in deposito. Chi volesse approfondire e studiare la pittura pugliese tardo barocca e volesse vedere opere come quelle di Nicola Gliri o altre tele di fine Seicento e inizi Settecento, non può farlo e si dovrà accontentare delle foto in bianco e nero catalogo – guida del Ronchi».

Chiediamo anche ad altre associazioni di far sentire la propria voce sulla questione, mettendo da parte una volta tanto gli interessi "particolari", per cui, come da buona tradizione provincial – tranese: "E' sempre meglio non mettersi contro nessuno. Dobbiamo lavorare". E intanto il deposito impolvera il nostro patrimonio… Che pena…I cittadini e gli studiosi attendono risposte.
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